Il sepolcro del duca Ferdinando di Borbone

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Nel transetto sinistro dell’Abbazia di Fontevivo, si erge il sepolcro di don Ferdinando di Borbone, duca di Parma dal 1765 al 1802, morto proprio a Fontevivo.

L’opera, in marmo bianco di Carrara, venne realizzata nel 1803 dall’architetto di origini spagnole Francisco Martin Lopez (Parma 2 agosto 1772-Parma 22 ottobre 1822) in stile impero, con raffinati elementi neorinascimentali. Nell’arca riposa il corpo del duca; il cuore è conservato nella cripta della chiesa della Steccata a Parma, dove riposano anche gli altri duchi della casata.

Nell’Archivio di Stato di Parma si conserva del Martin Lopez il progetto preliminare (Cirillo-Godi, 1984, p.155, f. a p.164) del Monumento di Fontevivo, datato 1803, che fu donato da suo nipote il 12 maggio 1871, dopo essere stato esposto in Accademia nel 1862 (G. B. Janelli, 1877, 499). Risulta privo del parato di fondo con lesene e architrave, mentre nella parte alta mostra decorazioni diverse, al centro un’urna nuda altrettanto diversa, su di un basamento più alto, e ai lati due vasi pure diversi e più bassi.

Un secondo progetto (nella Biblioteca Palatina di Parma) venne invece realizzato compiutamente, a cura del marchese Cesare Ventura (1741-1826) entro l’8 ottobre 1804 con marmi provenienti da Colorno, se si esclude il particolare dei due bassorilievi con Virtù nell’architrave a sinistra.

La Biblioteca Palatina possiede pure uno schizzo con le misure (ms. Parm. 3715, fasc.3, n.13), che fu di proprietà di Emilio Bertoluzzi e nel 1840 passò a Gaetano Negri.

Sull’impresa architettonica si conserva una memoria di Pietro De Lama (1760-1825) (ms.1805 in Biblioteca Palatina): “L’avello erettogli per ordine del Re Lodovico I d’Etruria suo figlio sul disegno, e colla direzione del Sig. Francesco Lopez è eseguito con somma precisione e gusto, e fa fede che anche fra noi si maneggia maestrevolmente sì lo scalpello, che il cesello, singolarmente quando si è diretto da persone capaci. È tutto di marmo statuario Carrarese colli fondi di Bardiglio. Preso però insieme non fa tutto l’effetto, che pareva dover produrre sembrando un poco tozzo a chi non riflette che rappresenta un edificio sotterraneo”.

Martin Lopez, allievo del petitotiano Louis-Auguste Feneulle (1733-1799), partecipò nel 1792 al concorso per il Progetto d’Architettura in Accademia (lettera autografa del 4 giugno 1792 in archivio privato) e praticò la professione non a tempo pieno, alternandola con un’attività commerciale.

Quale ricompensa per il Monumento funebre a Ferdinando di Borbone, ricevette duecento francesconi e un orologio d’oro.

Di lui, rimane un ritratto intorno ai trent’anni, lasciato in testamento alla Galleria Nazionale di Parma dal nipote Michele Lopez (1795-1879), a lungo segretario dell’Accademia Parmense di Belle Arti, nel 1879, da sempre genericamente attribuito al portoghese Francisco Vieira (1765-1805).