Di Chiara Zaffino
Il percorso attraversa alcuni dei luoghi più affascinanti della Bassa Parmense, tra abbazie medievali, piccoli borghi rurali, castelli, giardini storici e il celebre labirinto di bambù di Franco Maria Ricci. È un itinerario ideale da fare in una giornata intera, meglio ancora se con calma durante il weekend, in auto oppure in bicicletta per chi ama il turismo lento.
Intorno al Museo
Si parte da Fontanellato, uno dei borghi più belli della provincia di Parma. Il cuore del paese è la celebre Rocca Sanvitale (1), castello circondato dall’acqua che custodisce affreschi del Parmigianino (2) e sale storiche di grande fascino (3); oltre il piccolo giardino pensile, il torrione prospettante la piazza ospita la Camera Ottica. Passeggiando nel centro storico si incontrano portici, botteghe tipiche, caffè e piccoli negozi artigianali. Ma Fontanellato cela anche un altro tesoro: la celebre sagrestia lignea posta all’interno dell’Oratorio dell’Assunta, situato nella piazza principale di fronte alla Rocca Sanvitale. Scolpita nel 1720 da Giulio Seletti, è considerata uno dei capolavori del Barocchetto parmense, arricchita dagli affreschi del pittore Sebastiano Galeotti (4). Altra sagrestia monumentale è custodita nella chiesa di Santa Croce. A Fontanellato meritano una visita anche i giardini storici del borgo, perfetti per una pausa nel verde.
A due passi dalla Rocca, si trova il Santuario della Beata Vergine del Santo Rosario (5), un esempio magnifico di barocco. Con la sua facciata monumentale i preziosi ex-voto custoditi all’interno (6), testimoniano la devozione popolare della zona.
Dal centro di Fontanellato si prosegue verso le frazioni storiche immerse nella campagna parmense. Filari di alberi e strade tranquille accompagnano il viaggio verso Priorato (7), una piccola perla meno conosciuta ma di grande fascino storico; una località legata alla spiritualità e alla storia religiosa del territorio. Qui possiamo ammirare la Chiesa di San Benedetto, che faceva parte di un antico insediamento monastico. È un luogo di pace assoluta che conserva ancora l’atmosfera dei piccoli centri rurali medievali della Bassa.
Il percorso continua e ci conduce al celebre Labirinto della Masone (8), creato dall’editore e collezionista Franco Maria Ricci (1937-2020). Si tratta del più grande labirinto di bambù al mondo, un luogo unico dove arte, natura e architettura si fondono in un’esperienza suggestiva. Oltre al percorso nel labirinto, il complesso ospita una collezione d’arte (9), spazi espositivi, una biblioteca e aree relax immerse nel verde. La piramide al centro del labirinto (10) ospita una cappella molto suggestiva.
Arriviamo a Fontevivo, borgo sviluppatosi attorno alla splendida Abbazia di San Bernardo (11), uno dei più importanti esempi di architettura cistercense in Emilia-Romagna. L’atmosfera tranquilla della piazza e i portici medievali rendono il centro perfetto per iniziare la visita con una passeggiata rilassata. All’interno si trova la statua della Madonna col Bambino (12) in pietra dipinta (XII secolo), il monumento funebre del duca Ferdinando di Borbone (13) e la lastra sepolcrale del templare Guido Pallavicino (14). L’antico monastero, poi Collegio dei Nobili, (15-16) recentemente restaurato, accoglie un resort e il Ristorante 12 monaci, (17) dove sostare e gustare i prodotti e la gastronomia del territorio e dove ammirare la preziosa collezione di oltre 70 fisarmoniche storiche (18) appartenute a grandi musicisti raccolta dal musicista Gigi Stok (1920-2003) e l’appartamento del Duca don Ferdinando di Borbone (19), che qui moriva il 9 ottobre 1802.
Da qui si può raggiungere Bellena, con la monumentale Villa Mandelli Tedoldi e il suo parco (20-21), esempio di residenza signorile legata alla Corte rustica per la gestione del territorio.
Lungo la Via Emilia, al confine con il territorio di Fontevivo, si trova il ponte monumentale di Maria Luigia, il più celebre attraversamento del fiume Taro. Voluto dalla Duchessa di Parma nel 1816 per sostituire i pericolosi traghetti in funzione fino alle soglie dell’Ottocento, fu progettato dall’ingegnere Antonio Cocconcelli. Alle sue estremità reca le statue dei quattro fiumi del Parmense (Taro e Parma e Est e Enza e Stirone a Ovest) scolpite da Giuseppe Carra, collocate nel 1828 (22-23). All’epoca della sua apertura, nell’autunno del 1821, con la struttura a 20 arcate in muratura lungo oltre 600 metri, era considerato il ponte più lungo d’Europa.
Il percorso complessivo è lungo circa 35 chilometri e permette di scoprire il lato più autentico della campagna parmense, alternando arte, storia, spiritualità e paesaggi rurali. Il momento migliore per visitarlo è tra primavera e inizio autunno, quando il territorio offre colori splendidi e temperature piacevoli.
























