Le interviste impossibili – A cura di Giovanni Ballarini – Samuel Pepys e il Parmigiano dell’incendio di Londra: una tangente?

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A Londra, il 2 settembre del 1666, nei pressi di Pudding Lane, nel forno di Thomas Farrinor si sviluppa un incendio che si propaga ad alcuni sacchi di farina e da questi si espande a tutto il formo e alla casa. Il giorno successivo vanno a fuoco trecento case costruite con legno e protette dall’acqua da un catrame facilmente infiammabile. Il grande incendio, che colpisce una città appena devastata l’anno precedente da una epidemia di peste, dura quattro giorni, distruggendo circa tredicimila edifici tra i quali la cattedrale di San Paolo, chiese, sedi di gilde e compagnie commerciali, uffici di cambio. Dai dati disponibili pare che soltanto in pochi perdono la vita, ma più di sessantamila persone rimangono senza casa con i loro averi. In una città diventata un vero e proprio inferno è facile essere derubati da disperati che si aggirano fra ciò che rimane dell’antica città e per salvare i propri beni dal fuoco e dalle razzie l’unica soluzione è di seppellirli.

Fra questi vi è anche chi riesce a salvare una grande forma di formaggio Parmigiano, come si dice abbia fatto Samuel Pepys.

Un salvataggio veramente singolare che ci induce a chiedere conferma e motivazioni del fatto intervistando direttamente l’interessato.

Gentile signor Pepys, è vero che lei durante il recente incendio di Londra abbia salvato una grande forma di formaggio Parmigiano scrivendone anche in un suo diario?

È bene ricordare che nasco a Londra nel 1633 e qui educato alla St. Paul’s School e al Magdalene College di Cambridge conseguo una laurea, divenendo un importante funzionario pubblico, membro di commissioni e società e permettendomi di interessarmi di libri, musica, teatro e scienza. Anche per amore verso la mia città, all’età di ventisette anni, il giorno di Capodanno 1660 e come proposito per l’anno nuovo, comincio un diario nel quale annoto ogni evento di rilievo, generale e personale, e che conto di proseguire fin quando le mie forze lo permetteranno. In questo diario non ho mancato di raccogliere notizie sull’incendio della mia città divampato nel 1666 quando avevo trentatré anni. Può ben comprendere che in occasione dell’incendio, mia cura è stata quella di salvare tra le cose a me più care: il mio diario, alcuni importanti documenti, alcune bottiglie di vini pregiati e una grande forma di formaggio Parmigiano che mi ero procurato con fatica e a grande prezzo.

Allora è vero quel che si dice che questo evento è descritto nel suo diario?

Certamente. Anzi le posso leggere quanto è scritto nel mio diario. «1666 – 4 settembre – Il fuoco stava arrivando dalla strada stretta, da entrambi i lati, con una furia immensa. Sir William Batten (1600/1601- circa 1667, ammiraglio e politico inglese), non sapendo come salvare i suoi strumenti, scavò un grosso buco nel giardino e ve li mise dentro e io colsi l’opportunità di metterci tutte le carte del mio ufficio, che non avrei potuto gestire altrimenti. Alla sera Sir William Penn (1621-1670, ammiraglio inglese) ed io scavammo un altro buco, dove mettemmo il nostro vino, ed io il mio Parmigiano insieme al mio vino e altre cose». (The Diary of Samuel Pepys: A selection. Selected and edited by Robert Latham, London, Penguin Books, 2003, p. 664).

Se mi è permesso, tralasciamo il salvataggio dei documenti della sua attività, ma perché salvare bottiglie di vino e soprattutto il Parmigiano?

Non ho vergogna a confessare, e l’ho scritto nel mio diario, che oltre la compagnia di altre persone, amo il gioco e il vino, anche se più volte ho prestato solenne giuramento di astenermi dal gioco e dal vino, mi sono anche convinto che bevo vino secondo necessità, essendo malato per il desiderio di esso. È nelle taverne, spesso con amici, che conosco i migliori vini, come per esempio il 10 aprile 1663 quando con il baronetto Sir John Cutler (1603-1693), commerciante di droghe e vini e Maestro della Worshipful Company of Grocers della City di Londra, e con Mr. Grant alla Royal Oak Taverne in Lumbard Street, dove era anche il poeta Alexander Broome, qui bevo per la prima volta il vino francese Ho Bryan, il più antico dei Grands Crus di Bordeaux, dal gusto buono e particolarissimo che non ho mai incontrato. Quale migliore compagno del vino non è il formaggio? Anzi un vino di pregio in bottiglia di un’annata preziosa con un formaggio lungamente stagionato come è possibile soltanto in una grande forma, come quella del Parmigiano che sono riuscito a procurarmi?

Nel ringraziarla per questa intervista, le rivolgo l’ultima domanda: come conosceva e come è riuscito a procurarsi, qui a Londra, una forma di un grande e prezioso Parmigiano?

Sono un curioso e soprattutto un amante del buon mangiare e mi è stato facile conoscere e gustare il Parmigiano, importato a Londra dalla Worshipful Company of Grocers, e del quale sono un grande estimatore. Per quanto riguarda la forma di Parmigiano salvata dall’incendio, alla quale Lei allude – anche se non l’ho scritto nel mio diario – posso confessare che ha una storia particolare che racconto per la prima volta. Pochi giorni prima del grande incendio, attraverso un’informazione confidenziale che alla fine di una lunga bevuta mi dà John Cutler, apprendo che al porto di Londra è arrivato un veliero partito da Genova dove ha imbarcato formaggi tra i quali alcune grandi forme di un Parmigiano lungamente stagionato. La mattina seguente, di buon’ora, mi è facile individuare il veliero e dopo una lunga trattativa acquisto una grande forma di un eccelso Parmigiano che mi riprometto di gustare con gli amici. Scoppia l’incendio e per questo metto in salvo il mio prezioso formaggio seppellendolo nel giardino di casa con le mie bottiglie di vino. È con questo formaggio che con gli amici ho festeggiato lo scampato pericolo dell’incendio.

Formaggio Parmigiano una tangente? La versione di Samuel Pepys sull’origine della forma di Parmigiano salvato dall’incendio di Londra solleva alcuni dubbi. Nel 1660 Samuel comincia il suo diario, anno nel quale accompagna la flotta del giovanissimo ammiraglio Edward Montagu (1925-1672) che ha anche incarichi amministrativi della Marina. Il 1660 è anche l’anno nel quale Samuel è nominato Clerk of the Acts al Ministero della Marina e nei cinque anni successivi che arrivano al 1666 apprende questioni dell’amministrazione navale, gradualmente diventando un membro importante e influente dell’establishment. Nel 1663 il trentenne Samuel ha stabili rapporti con il commerciante di droghe, vini e certamente formaggi e Maestro della Worshipful Company of Grocers della City di Londra Sir John Cutler con il quale frequenta la Royal Oak Tavern. Nel 1666, quando scoppia l’incendio di Londra, Samuel con il politico e ammiraglio Sir William Batten e con l’ammiraglio Sir William Penn è in rapporti tanto stretti da mettere in salvo con loro, insieme a loro documenti (che forse rimangono gli unici dopo la distruzione di quelli ufficiali bruciati dall’incendio), vino, Parmigiano e non definite altre cose. Dopo l’incendio del 1666, in molteplici occasioni, nel 1667 e nel 1668, Samuel Pepys appare di fronte ad una commissione scelta del Parlamento inglese per difendere la contabilità del Ministero della Marina e per persuadere all’emissione di fondi sufficienti al mantenimento della flotta. A questo punto è lecito chiedersi quale erano i rapporti tra gli ammiragli della Marina Inglese, Pepys e i commercianti di alimenti conservati della Worshipful Company of Grocers con il sospetto che la forma di Parmigiano, come le pregiate bottiglie di vino seppellite con i documenti e altre non definite cose, sia una tangente e che il diario di Pepys non sia anche un dossier utile se non necessario per la difesa in caso d’indagini e inchieste. Ma questa è un’altra storia.