La chiesa dei Cappuccini e il sogno farnesiano di Fontevivo

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Esterno della Chiesa dei Cappuccini

La chiesa dei Cappuccini e il sogno farnesiano di Fontevivo[1]

Quando nel 1605 Ranuccio I Farnese acquistò il complesso dell’abbazia cistercense, aveva in mente qualcosa di più di un semplice acquisto fondiario. Fontevivo doveva diventare un luogo ducale a tutti gli effetti: un polo religioso, rappresentativo e cortigiano che rispecchiasse il potere e la devozione della casata. Accanto all’abbazia, il duca volle edificare un convento per i frati cappuccini, con una chiesa che fungesse da santuario privato del sovrano. Il 27 novembre 1605, Ranuccio partecipò in persona alla sontuosa cerimonia della posa della prima pietra; i lavori, condotti sotto la supervisione di Gian Domenico Campanini, procedettero con straordinaria speditezza.

L’architettura della chiesa è manierista, con una facciata simmetrica e articolata che riflette l’intervento diretto del duca nelle scelte stilistiche, entro i margini imposti dalla sobrietà dell’ordine francescano. Il progetto della facciata è stato attribuito a Giovan Battista Trotti detto il Malosso — già incaricato di disegnare la cuspide del campanile — sebbene la questione resti aperta. La facciata è suddivisa orizzontalmente da un alto cornicione: nella parte inferiore il portale centrale è affiancato da finestre e nicchie; in quella superiore una trifora a serliana si affianca a due ampie volute, mentre un frontone triangolare con finestra circolare chiude la composizione in sommità, coronata da tre pilastrini con sfere. Sul retro si innalza il campanile a pianta quadrata, suddiviso da fasce marcapiano, con cella campanaria aperta su quattro arcate a tutto sesto e copertura piramidale — quest’ultima anch’essa disegnata dal Malosso.

Nello stesso torno di anni, Ranuccio affidò all’ingegnere di corte Smeraldo Smeraldi la progettazione dello Stradone Farnese, il viale che avrebbe dovuto collegare la chiesa dell’abbazia a quella del convento, poste scenograficamente l’una di fronte all’altra agli estremi della nuova strada. I lavori furono avviati nel 1608; il progetto originario prevedeva anche due file parallele di edifici porticati lungo i lati della carreggiata, che non furono mai realizzate. Rimase però il viale, asse ordinatore di un disegno urbanistico che trasformava Fontevivo in una piccola capitale ducale di pianura.

Il cantiere decorativo interno fu affidato a un gruppo di artisti di primo piano della corte farnesiana: fra Semplice da Verona, Giulio Cesare Amidano, il Malosso e, soprattutto, Bartolomeo Schedoni, il pittore più strettamente legato a Ranuccio I. L’insieme costituiva un ciclo iconografico unitario incentrato sulla Passione di Cristo, che si estendeva dalla volta a botte della navata — suddivisa in quattro campate con angeli tubicini recanti i simboli della Passione — fino alle nove cappelle aperte verso l’esterno del muro di cinta, ciascuna ornata da una tela dello Schedoni. La consacrazione avvenne il 4 ottobre 1609, giorno di san Francesco. Il duca fece inoltre costruire all’interno del convento un appartamento privato riservato a sé, e dotò i frati di una biblioteca.

La storia della chiesa è anche la storia di una dispersione. Nel 1805 i decreti napoleonici soppressero il convento e i frati furono allontanati: gli arredi, le opere d’arte e parte degli affreschi furono rimossi e smembrati. Le nove cappelle esterne — con le tele di Schedoni che le ornavano — erano già state svuotate degli originali dal duca Francesco Farnese agli inizi del Settecento, sostituiti con copie; nel 1734 Carlo di Borbone spedì i dipinti originali a Napoli, da dove si dispersero nei musei e in parte andarono perduti. L’affresco dello Schedoni che decorava il coro — la Madonna col Bambino e i santi Giuseppe, Francesco, Chiara e Giovanni Battista fanciullo — fu staccato nel 1805 e si trova oggi nella Rocca Sanvitale di Fontanellato. Le tele della Deposizione e delle Tre Marie al Sepolcro, già ai lati dell’altare maggiore, sono conservate alla Galleria Nazionale di Parma, insieme all’Ultima Cena che ornava il refettorio del convento.

Nel 1881 gli edifici conventuali furono demoliti, risparmiando solo la chiesa, alienata a privati e trasformata in magazzino. Gli affreschi superstiti furono ricoperti con strati di intonaco. Solo intorno al 1980 il Comune di Fontevivo acquisì l’edificio, avviando un primo recupero come sede espositiva; tra il 2007 e il 2009 un restauro più sistematico ha riportato alla luce i dipinti delle volte e del catino absidale, gravemente danneggiato ma ancora leggibile in alcuni tratti. Sulla controfacciata è tornata visibile la Vergine col Bambino incoronata dagli Angeli, attribuita da alcuni studiosi a Cesare Baglioni. Decorazioni monocromatiche percorrono le cornici e gli archivolti della navata; sulle prime cappelle laterali sono ancora distinguibili figure maschili, e uno stemma dei Farnese ricorda chi volle e finanziò questo luogo.

Oggi la chiesa dei Cappuccini è sede del Museo del Parmigiano Reggiano: una destinazione che non è priva di coerenza storica, in un edificio voluto da chi controllava le terre, le acque e l’economia di questa pianura, e in un territorio dove la produzione del formaggio affonda le sue radici nei secoli più profondi della storia locale.

  1. Adorni, B., Architettura francescana e insediamenti cappuccini nel Parmense, Parma, 1980.
    Cecchinelli, C., La chiesa e il convento dei Cappuccini di Fontevivo, Parma, 2000.
    La Chiesa e il Convento dei Cappuccini di Fontevivo: testo e riferimenti, Parma, 1991.
    Cirillo, G., Godi, G., I Cappuccini nel Ducato di Parma e Piacenza, Parma, 1984.
    Dall’Oglio, E., I Cappuccini a Fontevivo: vicende storiche e artistiche, Parma, 1977.
    Dall’Oglio, E., La presenza cappuccina nel Parmense, Parma, 1990.
    Massari, P. M., Arte e spiritualità nei conventi cappuccini emiliani, Parma, 1990.
    Schiavi, A., Le chiese conventuali del Parmense, Parma, 1940.